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UE: 14 miliardi per il trattamento delle acque reflue urbane

Resi noti i risultati della sesta relazione sull'attuazione della direttiva sulle acque reflue urbane

ambiente - 15 dicembre 2011

Tra il 2007 e il 2013 nell’insieme dell’UE si spenderanno 14 miliardi di EUR per l’infrastruttura di raccolta e trattamento delle acque reflue ai sensi della direttiva concernente il trattamento delle acque reflue urbane. Obiettivo di questa operazione è garantire che i rifiuti industriali e umani non abbiano effetti negativi sulla salute umana e sull'ambiente.

Esistono circa 23.000 aree di questo tipo nell’UE-27 che producono un carico di inquinamento totale delle acque reflue equivalente ad una popolazione di circa 550 milioni di individui. La direttiva prevede il trattamento biologico delle acque reflue (“trattamento secondario”) mentre un trattamento più rigoroso è stabilito per le acque particolarmente sensibili che richiedono un livello di tutela più elevato.
L’ultima relazione sull’attuazione della direttiva, relativa al periodo 2007/2008, indica che i lavori procedono adeguatamente ma che i tassi di conformità per quanto riguarda raccolta e trattamento potrebbero migliorare ulteriormente.

La relazione ha evidenziato in particolare che la maggior parte dei sistemi di raccolta dei paesi UE-15 è estremamente efficace e raccoglie il 99% delle acque interessate. Dall’ultima relazione l’insieme dell’area considerata “sensibile” (eutrofica o esposta al rischio di eutrofizzazione) che richiede un trattamento più rigoroso è passata dal 68 al 73%. Ciò potrebbe corrispondere in parte ad un aumento delle acque eutrofiche, ma anche indicare che gli Stati membri individuano e proteggono in modo più adeguato le loro acque sensibili.

Si registrano ancora ampie divergenze per quanto riguarda la realizzazione di trattamenti più rigorosi delle acque, ma in Austria, Paesi Bassi e Germania si registrano tassi di conformità elevatissimi. In Danimarca, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Svezia e nell’UE-12 (in particolar modo in Lituania) si registrano miglioramenti. Al momento della pubblicazione della relazione i termini di attuazione non erano scaduti per la Bulgaria, Cipro, l’Estonia, l’Ungheria, la Lettonia, la Romania e la Slovenia. Il trattamento delle acque reflue procede adeguatamente nelle grandi città, dove il 77% delle acque reflue è trattato in modo più rigoroso. Tuttavia alcune città, di cui quattro dell’UE-15, non dispongono ancora di impianti di trattamento adeguati: si tratta di Barreiro/Moita e Matosinhos in Portogallo, Fréjus in Francia e Trieste in Italia.

Secondo uno studio svolto dalla Commissione nel 2000, nel periodo 1990-2010 circa 152 miliardi di EUR sarebbero investiti nelle infrastrutture per le acque reflue. I fondi dell’UE sono determinanti per il finanziamento delle infrastrutture di trattamento e raccolta nell’UE-12. In precedenza tali fondi hanno consentito a paesi come l’Irlanda, la Spagna, l’Italia e la Grecia di compiere progressi eccezionali rispetto agli anni 90, in alcuni casi quadruplicando le cifre relative al trattamento secondario.

Quella in oggetto è la sesta relazione sull’attuazione della direttiva; dopo 20 anni la situazione del trattamento delle acque reflue è notevolmente migliorata.

A.U.

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